lunedì 30 novembre 2015

Per Sempre

Sono una lettrice da 60 libri all'anno circa. 
Mi piacciono i libri. 
Li compro, li regalo, li presto, me li prestano. 
Carta o ebook, non fa differenza.
E proprio per questo cerco di essere sempre obiettiva nei miei giudizi. 
Mi avvalgo del mio diritto di giudicare ciò che non mi piace.

 Sono un'affezionata lettrice di Piergiorgio Pulixi. L'ho sempre apprezzato come persona e soprattutto come scrittore. 

E in virtù di questo, cerco di essere il più obiettiva possibile, senza scendere in fanatismi. Insomma, quando qualcosa non mi piace, non mi faccio scrupoli a dirlo.

Questo è il mio giudizio su Per sempre, meditato dalla prima e ultima parola; dalla prima all'ultima pagina.
Per sempre inizia alla fine de La notte delle pantere. Credo. Si desume. Dovrebbe essere così. 
A pagina 21 "Due mesi dopo" ci dice che è passato del tempo. In due mesi è successo di tutto. Chi trasloca, chi scopre di essere incinta e si vede già, chi viene stuprata e sopravvive, chi va in palestra e diventa più grosso di Vin Diesel. 
Il tutto in due mesi. Non so voi, ma a me suona strano. Giornate di 48 ore, non 24. 
Vabbé, non è certo quello il problema. Non solo. 
Punteggiatura a volte inesistente. 
Logica grammaticale che boh. 
Tizi che finiscono in ospedale crivellati di colpi e in fin di vita che si riprendono più velocemente di me dopo una lunga ma banale operazione in laparoscopia. 
Gravidanze scritte da un uomo che dovrebbe parlare con un medico prima di scrivere minchiate. 
Stupri. Troppi. Fastidiosamente troppi. 
Era necessario? Non lo so. Non bisogna nascondere certe cose, ne sono convinta, ma credo che scriverne troppo sia nocivo. E inutile per la storia, in questo caso. 
Già, la storia. Banale. Lenta. Senza capo né coda. 
Mi si dirà: è il terzo e ci sarà un quarto. E quindi? 
Sempre a livello di un filmetto di serie B. Sto rivalutando "non aprite quella porta 4" (visto solo per Matthew McConaughey). 
Insomma, bocciato. 
Ripeto, sono solo una lettrice. E dal basso della mia esperienza, consiglio a Piergiorgio di fermarsi. Di ragionare sulle cose che scrive. Di fare ricerca. 
Perché è passato dall'ottimo Una brutta storia al pessimo Per sempre. E le premesse per fare molto bene c'erano tutte.

R.I.P.

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