mercoledì 2 dicembre 2015

Non ho idea di quale titolo dare a questo post. Non è ragionato. È frutto di una lunga passeggiata, interrotta a metà, carica di pensieri.
Mi siedo su una panchina a metà strada e scrivo.
È il secondo giorno di dicembre. L'ennesimo della mia nuova vita. O almeno mi illudo che sia così.
Sto seduta in questa panchina, in una piazza di Cagliari, a chiedermi se devo preoccuparmi per il mio peso.
Non sono mai stata filiforme.
Ma quando inizio a sentire le costole o a cercare un altro buco nel cinto oltre l'ultimo, bé, c'è qualcosa che non va.
Secondo la bilancia di casa, vestita di tutto punto ma senza scarpe, peso 48 kg.
Eppure mangio. E cammino tanto. 5 km di media ogni giorno, distribuiti nell'arco della giornata. Proprio ferma non sto. E poi lo yoga per il mal di schiena.
Credo di stare a concentrarmi su un finto problema.
O meglio su un problema secondario.
Non è che non voglio affrontare gli altri. Ho bisogno di non pensarci, agli altri.
Anche se, come ora, sbucano prepotenti. Tempo fa ho deciso: niente lacrime! Mi cola il mascara!
E poi mi viene il naso rosso e sono intrattabile per ore.
Meglio pensare al mio peso!
Riprendo la passeggiata.
E mi metto gli auricolari nelle orecchie per distrarre il cervello.

R.I.P.

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